
Aulnay. Una sera mi ci sono perso. Giravo per conto mio, quando mi sono reso conto di non riuscire più a trovare il mio albergo.
A una fermata dell’autobus chiedo indicazioni ad una ragazza, che di tutta risposta con un inglese non perfetto ma comprensibile mi dice:
“E’ complicato da qui… è tardi, sono quasi le 10… è meglio che vai via subito… guarda lì c’è un albergo, vai e fatti chiamare un taxi. Vai subito che è meglio.”
A distanza di tempo capisco. Ero stato avvertito che non era una delle migliori zone della periferia parigina, ma non mi sembrava peggio di altre zone periferiche di Roma.
Solo una cosa mi disturba e lascia perplesso. Perchè tutto questo? Ho letto tanti articoli di opinionisti vari, e ognuno fornisce una spiegazione più che comprensibile alla forma di rivolta che si è sviluppata in questi giorni. Ma ancora non capisco. Queste persone non parlano. Fino ad oggi non hanno parlato, anzi hanno allontanato o addirittura aggredito giornalisti o altre persone intenzionate a parlargli. Almeno questo è quello che arriva a noi.
Mi dispiace dirlo, pur sentendomi in ogni occasione sempre vicino ai “poveri”, non capisco il senso di tutta questa violenza, energie sprecate. E’ questa la forma di protesta che tutti dobbiamo intraprendere? A che scopo? Creare disordine punto fine basta?
Da buon materialista, penso alle macchine che bruciano ogni notte, sempre negli stessi quartieri da dove vengono i “rivoltosi”… ma perchè si fanno male tra di loro?
Che qualcuno mi illumini. La mia macchina è fuori. La Punto grigia.