
E oltre a vedere aeroporti, alberghi, ristoranti e uffici ogni tanto si riesce ad includere altro…
Una settimana in Israele, correndo da una stanza all’altra, decine di persone che ti vogliono vedere, vogliono sapere come va, di cosa c’é bisogno per migliorare. Una corsa continua e ti chiedi da dove possa venire il tempo per mettere in pratica tutto ció di cui si discute. Balagan. Splendida parola ebraica. Balagan, una gran casino. Descrive alla perfezione.
E allora decidi che stavolta parti prima, sacrifichi un pezzo del tuo weekend e ti guadagni un pezzo di fine settimana israelita, in riva al mare.
Ti alzi alle 8 di mattina, non vedi l’ora di esporre la panza bianca a tutto quel ben di dio di corpi scolpiti che fa su é giú lungo i chilometri di costa a nord di Tel Aviv. Spiritualmente sei pronto ad accogliere i battaglioni che stanno per sbarcare un pelino piú a Nord… no a dire il vero, vuoi solo goderti un giorno di mare.
“Vai che te lo meriti… per un giorno ti riposi, ne hai bisogno…”
E come un razzo giú. Ascensore. Scalette. Attraversi la piscina, rumorosa, palloni che giá alle 9 di mattina planano inesorabili su ogni lettino occupato da bagnanti a mo’ di lucertole.
Arrivi giú… tanta gente che si bagna i piedi e decine di bandiere nere che proseguono lungo la costa per sparire all’orizzonte.
Onde alte non so quanto ma parecchio… solo ai surfisti é permesso superare le bandiere nere, e chi sgarra viene richiamato con un fischietto. Al terzo fischio parte il primo colpo al ginocchio e solitamente il coraggioso di turno si ferma.
Prima di partire ti sei detto, ma la macchina fotografica seria che la porto a fare, tanto sto solo in spiaggia… ed eccoli lí che a decine, tutti glabri e iper abbronzati che fanno evoluzioni sulle onde… zoommma zoommmma che la compattina ce la fa a prenderli… ma de che…
Lunghe passeggiate, un paio di tuffi in piscina. Fin quando alle sei del pomeriggio le bandiere spariscono… si, anche i bay-watchers hanno una famiglia e a una certa ora se ne vanno a casa, ricordandosi ovviamente di rimuovere le bandierine, onde evitare di trovarne il doppio il giorno dopo e non sapere cosa farsene. Suvvia, sempre Medio-Oriente é alla fine…
Onde grosse, forti. Acqua fino al ginocchio, ma quando l’onda quella grossa si infrange poco prima di te, ti trascina fino alla spiaggia, e tu esposto al pubblico ludribio di grandi e piccini, cerchi ti rimetterti in piedi, somigliando piú che altro a un grosso bacarozzo che si ritrova all’improvviso sulla schiena.
Non cosí male alla fine…
E poi ricomincia il lavoro, un paio di colleghi sono appena tornati dopo quattro settimane passate al Nord. Raccontano. Si discute del piú o del meno con gli altri mangiando quintalate di falafel, ma sempre con attenzione, cercando di non oltrepassare quel limite invisibile al quale é meglio non avvicinarsi… roba pesante il falafel se mangiato a dismisura.
Albergo: Daniel Hotel - Herzliya - $118
Niente di che dall’esterno, non male dentro. Sempre e comunque grande. Diviso in due, una parte moooooolto curata e un’altra meno, ma comunque piú che decente. Due torri fondamentalmente. A botta di culo mi ritrovo in una stanza che normalmente cosa $230, ma con un po’ di moine ogni tanto te l’appioppano per la stessa cifra pattuita nella convenzione con la compagnia. Bagno spettacolare con stanzetta separata interamente mosaicata di piastrelline rettangolari ultra moderne, esclusivamente dedicata alla doccia.
2-3 metri quadrati di doccia…
Mangiare: €20 in media per una cena completa. Cucina buona ma stanca sulle lunghe distanze…
Carrelli areoporto: Niente leve, nulla di strano. In stile carrello supermercato: prendi, carica e spingi.
Galleriuola fotografica di rito che include anche foto scattate negli stessi luoghi a Gennaio 2006.
