
Ogni volta tornare a Roma porta incazzature. Basta poco. Tante piccole cose.
Rimanere su un aereo una ventina di minuti in attesa di un navetta che ti liberi.
Quei lunghi momenti a testa vuota in piedi di fronte ad un nastro trasportatore. Sai che senza alcun motivo apparentemente logico rimarrai lí dai trenta minuti all’ora. Almeno qualche certezza c’é.
Un aeroporto a pezzi, con le macchie sulla moquette. Cartaccia ovunque, sporco, poca cura. E il Leonardo Express, un razzo di treno.
Un buongiorno o un grazie non costa molto. Per alcuni pare di si.
Sconforto. Grande sconforto.
Ma poi riesci a riappacificarti con Roma, con l’Italia, con il Mondo. L’Australia é ancora lí, ma quello che hai davanti cancella qualunque altra cosa.
Arrivi in cima ai tetti. Potresti stare lí ore a guardarti attorno, con l’unico pensiero che Roma é la cittá piú bella del mondo. Senza dubbio.
Il Raccordo Anulare non esiste piú. Le macchine ritornano ad essere qualcosa di romantico, antico. Miracolosamente la scalinata di Trinitá dei Monti si svuota dei rumorosi e nasali turisti americani e voci di sottofondo ti raccontano di ragazzini che sulla quella scalinata giocavano a pallone.
Un grandioso puteo che li riporta tutti lí a festeggiare uno splendido ciclista settantenne, proprio lí dove i cinque fratelli sono cresciuti.
E tua madre é bellissima, solare, felice come da un po’ non la vedevi. Vorresti tanto che questa splendida festa, le rimanesse in testa ogni giorno, ogni momento, e la facesse sentire sempre bella quanto lo era ieri sera…
